Archivio: Mela Verde – Arte per i più piccoli (scuola primaria)

 

Mela verde: “Eppur si muove!”

Ricordate? Avevamo presentato ai nostri bambini le immagini di Tomaso da Modena e dei suoi impegnatissimi copisti.
E’ facile intuire che nella fase di descrizione dei personaggi molta della curiosità si sia appuntata sugli occhialini indossati da alcuni di loro e in particolare da quello che per noi era il nostro “genius loci”.

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  1. Galileo
  2. Urbano I
  3. Occhiali

 

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La rubrica Mela Verde, a cura della socia Patrizia Morisco, mette a  disposizione materiali per la scuola primaria… e non solo!

 

 

Mela verde: frate Grammaticus e piccole lezioni di latino

Carissimi, buon anno!
Riprendiamo le  nostre attività, sperando in un anno migliore e di grande coerenza per quello che riguarda la nostra scuola.
E ripartiamo da un frate per noi, classe Mela Verde, davvero importante. Più volte al giorno, il suo passo baldanzoso, il suo acume, la sua logica, il suo fare  perfettino  si fanno presenti nella nostra aula. Volete conoscerlo? Ebbene, non si tratta di Frate Francesco, le cui clarite stelle, come ricorderete, molto fascino hanno aggiunto alle galassie di Lucio Fontana. Né di frate Lorenzo sulle cui orme ci ha condotto il bel ritratto di William.
E’ il nostro frate Grammaticus, un tipo pignolo, affaccendato sulle amate carte, pronto a prendere una parola e a rendercela in tutta la sua grande complessità. Un topo da biblioteca, studioso, copista e gran linguista!

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Mela verde: “Non solo Madonne”

E’ dato storico che molta parte della produzione storica artistica del nostro Paese sia legata a temi sacri. In un arco simbolico che congiunge paganità e cristianità, lì dove vi siano elementi di continuità seppur trasformati, la figura della “Madre” centralizza su di sé l’attenzione dello storico, ma anche quella del fruitore del patrimonio artistico.

A noi, forse per non abusare della tradizione natalizia e delle sue sacre famiglie, è parso interessante andare a scoprire la figura materna, nella sua fase “di attesa”, fuori dalle pagine del “sacro” e dentro a quelle del quotidiano.

 

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  1. Jan Van Eych
  2. Jan Veermer

 

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Mela verde: “Tiziano,Veneri, bamboline di carta”

Carissime e Carissimi,
ci eravamo lasciati alla Biblioteca Angelica, l’antica biblioteca degli Agostiniani al centro della città di Roma. Un luogo di incredibile fascinazione per grandi e piccoli. Un luogo evocativo e davvero suggestivo: pareti di tomi antichi sembrano “portare” l’architettura del mondo!
Dopo tanta emozione, in classe abbiamo fatto lo stato dell’arte ( è il caso di dire) e siamo ripartiti alla ricerca di nuovi orizzonti.

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Mela verde: “Bibliopassione”

Si diceva il 10 febbraio durante il corso di aggiornamento dell’ANISA, tenutosi presso l’Istituto per la patologia del libro, proprio nella gremita biblioteca, che le biblioteche storiche rappresentano un frammento importante dell’educazione al patrimonio culturale. Importante, ma poco frequentato.
La classe di Mela Verde costituisce una fortunata eccezione. Il 5 febbraio, infatti, ha avuto l’occasione di visitare la storica “ Biblioteca Angelica”, meraviglia di cultura e sapere, incastonata nel centro della città di Roma, alle spalle di Piazza Navona, perla barocca, e posta tra opere di eccezionale spessore del Caravaggio: la Madonna dei Pellegrini in S. Agostino e la Cappella Mattei in S. Luigi dei Francesi.
Un’occasione unica. Un “bingo” didattico. Tele, piazza, biblioteca, chiese e memorie agostiniane. Santi, monaci, copisti, tipografi, pittori irriverenti e archi- star ante litteram.
Ma è davvero possibile un itinerario del genere per bambini della scuola primaria? Sì, perché è Roma a renderlo tale! Solo una città pensata per imperatori e papi, ricca di tracce e orme, “immensa” e concentrata, può offrire una tale occasione di crescita culturale.
Ma ora torniamo per un attimo a scuola e vediamo quali sono state le premesse per una visita così ricca e complessa.

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Mela verde: “Il Giorno della Memoria”

Il valore di una ricorrenza, ovvero si può parlare ai bambini dell’Orrore?
Il giorno 27 gennaio, ricorre il “Giorno della Memoria”, in onore e in ricordo dei sei (avete letto bene) milioni di ebrei trucidati dal regime nazi-fascista nei lagher europei. Sei milioni di persone innocenti, colpevoli di professare una fede, di appartenere a minoranze etniche (il nostro ricordo va agli zingari internati nei campi) o di avere orientamenti “divergenti” (il caso di molti omosessuali torturati, deprivati, uccisi).
Tra questa folla immensa e disperata, molti i bambini deportati, strappati alle braccia dei genitori, finiti nelle mani del dott. Menghele come cavie da laboratorio. Spaventati, denutriti, ammassati, violentati nell’anima e nel corpo sono la componente umana più straziante di queste pagine di Storia. Come recita la stele nel Ghetto ebraico di Roma, qualcuno è morto prima di nascere.
Dimenticare, o meglio, non ricordare, non portare di nuovo al cuore prima che alla mente, certi avvenimenti non solo rischia di vanificare i percorsi di chi voglia sin dalla Scuola Primaria fare dell’apprendimento della Storia, uno dei campi di ricerca per una cittadinanza avvertita come tale da subito, ma rischia, il che è peggio, di rendere impossibile una lettura dell’attuale che, purtroppo, e come ben sappiamo, vede nell’annientamento dell’infanzia una delle caratteristiche ricorrenti della storia umana.
Sapere, conoscere, da subito, ci mette nelle condizioni di comprendere ciò che ancora si perpreta sotto i nostri occhi e di riflettere sui tanti temi correlati alla fuga dei popoli dalla miseria, dalla guerra, dalle persecuzioni etniche e religiose.
Dunque se l’Orrore c’è, in qualche modo va narrato. Si scelgano parole, temi e immagini, ma si continui a fare della scuola un luogo di conservazione, trasmissione e consolidamento della Memoria collettiva.

 

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Progetto “Giotto tra candore e stupore”

I giorni di festa sono ottimi giorni per pensare e meditare con più calma su problematiche che la quotidianità ci presenta con compulsività e a cui spesso rispondiamo con un eccesso di tempestività.
Rileggendo, mi rendo conto della ricchezza di “a” con l’accento. E allora, ve ne aggiungo un’altra contenuta nella parola “Natività”; parola desueta perché inghiottita da una foresta di altri vocaboli che riguardano il Natale, più vicini al mondo dei consumi che al significato stesso dell’accadimento, che nella sua estrema semplicità riguarda la nascita di un bambino.
Punto e a capo.
Ma, si obietta, e a giusta ragione, sai com’è? Quel bambino per buona parte dell’umanità è il figlio di Dio, speranza di ripartenza, di conversione verso nuovi obiettivi.
Chiaro, ma, pur nel rispetto del valore religioso “occidentale”, si può festeggiare il Natale in una classe multietnica a partire dall’illustrazione di una “Natività” dell’arte cristiana?
Ovvero. Si può leggere “laicamente” un tema così eminentemente legato alla tradizione religiosa cristiana?
Ci abbiamo provato, l’ultimo giorno di scuola, insieme all’insegnante di religione (e con chi altri?) e in presenza del bambino islamico inserito nella nostra classe e di due bambini che non frequentano l’ora di religione (ora alternativa).

 

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